L’app ti assicura il posto nel cellulare degli utenti, genera familiarità, il tuo servizio in questo modo “è una loro proprietà” proprio perché si trova all’interno del loro cellulare. Proprio come in cucina hai la macchinetta del caffè, solo che è in comodato d’uso.
La possibilità di ingrandire un brand con l’app è maggiore di ogni altra soluzione digitale. La tua icona la vedrà, anche per sbaglio nel suo cellulare, almeno una volta al giorno e si sentirà legato affettivamente prima o poi a quel simbolo che è il tuo logo.
E infatti non è un caso che i giornali, diciamolo, in questi ultimi anni leggermente in difficoltà data la crescita dei canali informativi digitali abbiano scelto di creare App per riconquistare istituzionalità e prontezza nell’animo degli utenti non più bisognosi di comprare il giornale in edicola al mattino.
Mentre sto scrivendo, leggo notizie relative a Gemini, e guarda caso la notizia è una: L’icona di Gemini arriva su Android. E non solo, Veo3, generatore di Video AI è disponibile in Italia, dove? Nell’app Gemini.
L’app è lo strumento per eccellenza, entra in contatto con l’utente in un modo intimo e pubblico allo stesso tempo.
Non possiamo affermare che tutte le App funzionino, sarebbe una sciocchezza più che una bugia. Possiamo dire che a parità di efficacia, un servizio offerto tramite un’app può avere un approccio da parte degli utenti migliore perché più rapido, si spera più semplice e funzionale. Ma può avere anche un’efficacia maggiore per gli stessi motivi, se paragonato allo stesso progetto offerto su canali classici.
Pensiamo ad esempio al fruttivendolo di quartiere:
Ogni giorno, ormai, pubblica foto di frutta fresca disponibile nel suo negozio. Le persone, in media, non mettono like alla frutta fresca ma a lui (che è un amico) che pubblica la sua passione per il suo lavoro. Ma preferiscono mettere like a temi più ideologici come politica, vestiti, sport e forse formazione.
Ma probabilmente la signora che abita a 700 metri dal negozio, vista l’età e i suoi problemi di salute, dovrebbe mangiare più frutta di qualità. Ma col caldo, il freddo e i soliti acciacchi, non ce la fa. Non riesce a portare le buste da sola, e si vergogna a mandare un messaggio per farsi portare la spesa.
Se però quel servizio fosse gestito da un’App – chiamiamola FruitApp – la signora non si sentirebbe a disagio nel fare richieste che parlano, in fondo, della sua salute e potrebbe accedere al servizio da casa.
E lo stesso accadrebbe con tante giovani famiglie, che al mattino escono di casa di corsa e non riescono a fare bene la spesa. Famiglie che, guarda caso, si accorgono sempre che manca in dispensa una confezione di brioche al cioccolato e non che i bambini non mangiano frutta, perché non c’è.
Altri esempi: dal barbiere al commercialista
Una buona App può gestire le prenotazioni e le sale d’attesa, evitando che i clienti si annoino o si arrabbino. Come?
- Tramite Geolocalizzazione
- Partecipazione in tempo reale
- Un pulsante per mettersi in fila
- Un contatore di persone già presenti
- E la possibilità per il cliente di decidere si partire op restare a casa
Conclusione
Le App non sono una moda: sono uno strumento funzionale e potente per semplificare la vita delle persone. Non servono solo alle grandi aziende: possono cambiare la vita anche ad un piccolo negozio di quartiere. Con semplicità, intimità e concretezza.


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